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Collezione Fondo Nodari

«Il Viaggio di Emma Nodari»

25.000 km sotto il cielo d'Africa

Bellinzona, Castelgrande

 

10 Aprile - 27 Giugno 2010

 

recensione di Marcello Lattari reportage fotografico

 

LUGANO: MUSEO DELLE CULTURE

Museo delle Culture di Lugano

presenta:

«L'AFRICA DI COLORO CHE VI HANNO CREDUTO»

incontro dedicato al tema dell'Africa degli Anni '50

 

Istituto Svizzero di Milano

 

 

 

Auguri

 

 

                                                                                              Marcello Lattari

 


 

 

 

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Invito

Recensione di Marcello Lattari

Reportage Mostra di Bellinzona

 

 

RECENSIONE

 

 

 

 

 

 

«L'AFRICA DI COLORO CHE VI HANNO CREDUTO»

 

 

recensione di Marcello Lattari

 

 

    Presso la sede dell'Istituto Svizzero di Milano si è tenuto, nel giorno di martedì 27 Aprile 2010 alle ore 18:30, un interessante incontro dedicato all'affascinante tema del continente africano degli anni '50 durante il periodo immediatamente precedente all'incipiente decolonizzazione, quando le fantasiose "speranze" di tutti confluivano in un romantico ottimismo sulla riuscita della collocazione nel mondo moderno di ciò che nell'idea collettiva era ai margini della così detta "civiltà occidentale".

 

    Se la prima guerra mondiale aveva di fatto decretato la fine degli imperi e la nascita delle nazioni, così il secondo conflitto mondiale portava, tra l'altro, nel suo grembo, i desiderati segni ordalici ed il bellissimo sogno della tanto sospirata fine dell'obsoleto colonialismo, universalmente vituperato ed anacronistico in virtù delle nuove idee di libertà che venivano sventolate, come dal pulpito, al di sopra dei sepolcri imbiancati, da coloro che avrebbero "moralizzato" il  mondo moderno. Ma, per come e quanto oggi è universalmente riconosciuto, il risultato sembra essere completamente di segno opposto ed il messianico progetto, secondo il quale la pianificazione della modernizzazione dei popoli africani che avrebbero dovuto spaziare pariteticamente e fraternamente con il resto dei popoli del pianeta, è miseramente naufragato partorendo tutte le "tragedie" attualmente in vita in ogni parte del continente africano e che continuano a "vivere" sia nelle acque del mar mediterraneo che illusoriamente entro i discontinui confini ghettizzati del più civilmente consolidato continente europeo.

 

    L'argomento è certamente molto interessante e riceve ancor più forza e vigore dalla significativa e didatticamente oculata introduzione del Prof. Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano e docente di antropologia all'Università degli Studi dell'Insubria, sede di Como, il quale fa presente che tale appuntamento è promosso dal Museo delle Culture di Lugano, in collaborazione con l'Istituto Svizzero di Roma, la Fondazione Mazzotta di Milano e si inserisce nel più ampio progetto di studio e di valorizzazione del Fondo Nodari, che il Museo delle Culture sta portando avanti da oltre quatto anni, con il concorso di numerosi partner, tra i quali  la SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana), l'Archivio di Stato del Canton Ticino, la Città di Bellinzona e Bellinzona Turismo, la Biblioteca Cantonale di Bellinzona.

 

    Dopo l'ampia ed esaustiva introduzione professionalmente elaborata dal Prof. Campione, prende la parola l'antropologo Cesare Poppi, già Università di Norwick e di Bologna, il quale approfondisce il tema delle varie forme di ricerca intraprese in Africa in quel periodo. Oggettivamente viene messa in risalto, dall'analisi della sua lunga esposizione, una supremazia incontestabile dello specifico antropologismo di natura inglese ed un elenco dettagliato ben inventariato in lingua anglosassone di tutti gli antropologi e dei loro orientamenti accademici per le varie forme di ricerca: quasi una lezione universitaria sulla storia dell'antropologia inglese. Infatti, sotto le grandi ali e la suggestione del ben rilassante "humor" inglese, diventato celebre perché gli anglosassoni hanno fatto dell'humor uno stile ed una forma definita di espressione artistica e culturale, molti dell'uditorio partecipavano alla lezione e si "trasformavano idealmente" in ottimi studenti dell' University of Cambridge e dell' University of Oxford!

 

    Ivan Leopoldo Bargna, Università Milano-Bicocca, antropologo e africanista, affronta e sviluppa il tema delle specificità sociali e culturali dell'Africa di quegli anni con particolare riferimento alle motivazioni e alle aspettative degli Occidentali che sceglievano il Continente Nero quale meta di viaggi e ricerche. Conoscendo il Prof. Bargna, avendo letto la maggior parte dei suoi libri e delle sue pubblicazioni, non avevo il minimo dubbio sulla linea che avrebbe magistralmente tenuto durante la sua esposizione, elaborata in modo ineccepibile, didatticamente eccezionale ed importantissima nel suo significato. Per quello che mi riguarda, non ho nulla da aggiungere a ciò che è veramente colmo se non la reiterata conferma e la certezza provata dell'assoluta sua valenza e della sua indiscussa professionalità.

 

    Dopo qualche intervento da parte degli invitati e relative risposte dei relatori, l'incontro volge a termine con soddisfazione di tutte le parti. Viene notata la presenza, tra gli addetti ai lavori, appassionati, studiosi ed accademici, di Aldo Tagliaferri, Daniela Bognolo, Gigi Pezzoli, Adolfo Bartolomucci, Giuliano Arnaldi, Massimo Passaré e Carla M. Donaio (presidente e direttrice della Fondazione Passaré) e tanti altri conoscenti, amici ed ospiti degli invitati.

 

    Il mio ringraziamento è diretto, oltre al console svizzero ottimo ospite e a tutto lo staff dell'organizzazione ed ai relatori, particolarmente al Prof. Francesco Paolo Campione, anche per avermi concesso di effettuare un reportage fotografico presso il Museo delle Culture di Lugano: reportage che è titolato "Omaggio alle culture asiatiche ed oceaniche" e che è in visione in internet presso il mio sito africarte.it -

 

Milano 27 Aprile 2010

Marcello Lattari

 

 

 

 

 

 

«Il Viaggio di Emma Nodari»

 

"25.000 km sotto il cielo d'Africa"

Bellinzona, Castelgrande:  10 Aprile - 27 Giugno 2010

 

 

recensione di Marcello Lattari

 

 

    "Il Fondo Nodari si compone di migliaia di fotografie, di filmati e documenti e di oltre 800 oggetti di arte e cultura materiale africana, raccolti prevalentemente nell'area del Congo dall'ing. ticinese Alfredo Nodari e dalla figlia Emma, durante un viaggio in auto durato nove mesi, tra il 1953  e il 1954.  Mossi da una passione etnografica e umanitaria autentica, seppure senza alcuna preparazione scientifica, i Nodari incarnano l'esperienza di molti Occidentali che in quel periodo si innamorarono dell'Africa, vedendovi la possibilità di rinnovamento sociale e sviluppo economico.  Il progetto di ricerca condotto dal Museo delle Culture sul Fondo Nodari si è posto come obiettivo proprio quello di restituire a più livelli i significati e valori della collezione, compreso quello del contesto più ampio che l'ha vista costituirsi, offrendo così spunti di studio e di riflessione multifocali e di grande attualità, di fronte alle sfide dell'interculturalità.

    Gli esiti di tale ricerca sono raccolti nel volume La Collezione Nodari. Museo delle Culture Città di Lugano. Catalogo delle opere, a cura di Günther Giovannoni, pubblicato da Mazzotta in occasione dell'esposizione temporanea curata dal Museo delle Culture "Il Viaggio di Emma Nodari. 25'000 km sotto il cielo d'Africa"(Bellinzona, Castelgrande, 10 Aprile - 27 Giugno 2010)"

 

    Così recita parte dell'invito relativamente alla mostra in atto a Bellinzona presso il Castelgrande.

 

    Domenica 25 Aprile 2010, in quel di Milano, era una splendida giornata di sole ed il clima era dolcissimo. Assieme al mio amico Adolfo Bartolomucci, veterano e decano delle arti africane, siamo partiti alla volta della Svizzera con il proposito di visitare la mostra del Fondo Nodari che era in atto a Bellinzona. Devo confessare che ero spinto da una certa curiosità, dopo aver constatato alcune impressioni negative, circolanti come pettegolezzi, riportate qui e là dalla solita categoria di amanti delle arti africane i quali nulla accettano che storicamente non sia stato meticolosamente catalogato, inventariato e palpato, nei vari passaggi, da una serie di persone che hanno contribuito ad aumentarne il valore venale e che rifiuto di collocarle nella anzi detta categoria di "amanti". Infatti tali persone dovrebbero essere inserite nella categoria degli "investitori": conoscono tutto sull'andamento del mercato in modo scientifico e posseggono incredibili archivi su tutti i risultati delle aste; con bramosia patologica cercano spasmodicamente un eventuale accostamento del proprio manufatto a quello somigliante che è stato rivalorizzato in un'asta pubblica con notevole incremento e sono soddisfatti perché il valore è aumentato e quindi "l'opera d'arte migliora e, se costerà ancora di più, sarà un capolavoro"! Non sono pochi gli esempi di stravaganti miliardari che pagano milioni per possedere cose eccentriche ma uniche: però tali "cose" certamente non prenderanno giammai la definizione di "opere d'arte"!

 

    Dopo questa premessa, animato dal giammai domo mio spirito di ricerca, ho intrapreso la visita della Collezione Nodari inserita in quello splendido contenitore che risulta essere il Castelgrande di Bellinzona. La visita è alquanto agevole e l'istallazione, a cura di Giulio Zaccarelli, risulta essere molto raffinata, permettendo la massima risoluzione visiva del corpus espositivo. Gli oggetti di artigianato e di cultura popolare attraggono soprattutto per i loro significati evidenti e nascosti e l'ottimo progetto di ricerca condotto dal Museo delle Culture di Lugano sul Fondo Nodari trova nell'ambito di codesta significativa e didattica mostra una sua odierna soddisfacente esecuzione e sarà propedeutico al maggiore studio ed all' incessante ricerca nell'ottica dei contesti interculturali attualmente di interesse mondiale.

 

    I valori ed i reali e giusti significati della Collezione Nodari saranno ponderati e riconsiderati nel tempo, tenendo effettivamente conto che tutti i reperti in mostra sono stati raccolti da persone senza alcuna preparazione scientifica ma animate dall'ardente passione etnografica e dall'amore umanitario verso quelle popolazioni assolutamente prive delle più elementari ed indispensabili necessità per poter vivere una vita degna di un essere umano. Così come quando tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 gli oggetti portati in Europa assumevano una funzione di "ricordo di viaggio" e solleticavano l'interesse dell'erudito salottiero parigino per tutto ciò che rappresentava l'esotico ed il selvaggio, nello stesso modo oggi, posposto nel tempo, l'atteggiamento dei denigratori in buona fede, bardati di paraocchi come i cavalli, si estrinseca e si manifesta attraverso una pseudo critica di non originalità e di banalità degli oggetti di "tipo turistico" presenti nella mostra.

 

    Ma l'uomo intelligente e saggio si solleva dalle contingenze temporali per non invischiarsi nella mendace suggestione del momento e per non restare malamente intrappolato nei momentanei e provvisori confini delle conoscenze relative a quel tempo specifico. Interessante il racconto del Prof. Francesco Paolo Campione circa l'apertura degli scatoli e delle casse di legno entro cui erano da tempo conservati, nei depositi del Museo delle Culture di Lugano, tutti i reperti del Fondo Nodari. Racconto carico di forti emozioni che preludevano alla soddisfazione della curiosità misto alla eventuale gioia della scoperta e contemporaneamente con la mente a ritornare negli anni '50 e rivivere con incalzante nostalgia le condizioni del viaggio durato nove mesi a bordo di un'autovettura prevalentemente nel bacino del Congo. Un racconto narrato con forti vibrazioni emotive che hanno colpito l'uditorio fino a renderlo partecipe del magnetismo che da esso promanava: molte, molte grazie, Prof. Campione, a nome di tutti.

 

    La mostra avrà termine il 27 Giugno 2010. Dopo questa data tutti gli oggetti del Fondo Nodari ritorneranno interamente ad essere rinchiusi ed imballati negli stessi scatoli e nelle stesse casse da cui erano stati momentaneamente tolti e saranno riposti e ben conservati nei depositi del Museo delle Culture di Lugano. Ritengo di essere stato veramente privilegiato e "fortunato" per aver potuto con attenzione vedere ed assaporare questa particolare mostra: quanto tempo ancora trascorrerà per poter nuovamente rivedere esposti questi oggetti?

 

Bellinzona 25 Aprile 2010

Marcello Lattari

 

 

 

 

 

Invito

Recensione di Marcello Lattari

Reportage Mostra di Bellinzona

 

 

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